NOI

Concetti Fondamentali e Valori dell’Ordo Templi Hierosolymitani - Equites Templares

 

Missione

La Missione dell'Ordo Templi Hierosolymitani - Equites Templares, è promuovere Valori, Principi Etici e Morali; e per affermare la Base Spirituale dell'Esistenza Umana della Società basata sulla Religione e sulla Formazione Cattolica, attraverso campagne di educazione e formazione, aiuti umanitari e donazioni necessarie in caso di calamità o disastri e in tempo di pace.

 

Visione

La Visione dell'Ordo Templi Hierosolymitani - Equites Templares, è quella di ottenere nel medio e lungo termine, avere una partecipazione attiva e un'influenza nella società mondiale, dalla Religione Cattolica, per il miglioramento della società, sotto la nostra etica, morale e spirituale, come stabilito dai nostri statuti; con portata nazionale e continentale, sempre a beneficio dei più bisognosi.

 

Valori o Principi Guida dell'Ordo Templi Hierosolymitani - Equites Templares

I nostri valori o principi guida sono stabiliti nei nostri Statuti e sono Generosità, Lealtà, Coraggio e Religiosità; integrato con i nostri doveri e voti che sono; il nostro giuramento templare, i dieci comandamenti della legge di Dio, le virtù teologali e le otto beatitudini; così come, la regola del tre e i pensieri di un cavaliere.

Finalità dell'Ordo Templi Hierosolymitani - Equites Templares

L'OTH-ET è un'organizzazione di carattere religioso per affinità spirituale e per tradizione diretta, secondo l'eredità dell'antico Ordine del Tempio, la cui esistenza e attività si sono svolte tra il XII e il XIV secolo. È organizzato secondo i principi adottati nella regola latina; lavora con gli stessi obiettivi dell'antico Ordine del Tempio, filtrati dall'esperienza e modificati per tener conto della realtà della società civile moderna esistente.

In particolare l'OTH-ET:

    Non è a scopo di lucro o per scopi politici.

    Rispetta la libertà politica, religiosa e di espressione, senza alcuna discriminazione basata su sesso, religione, cultura o affiliazione politica o sociale.

    Contribuisce alla formazione di una società migliore, segnata dalla pace tra gli uomini, in cui ognuno possa esprimere pienamente la propria diversità religiosa, etnica, culturale, sociale e familiare.

    Opera con trasparenza nelle sue intenzioni, strutture e risorse e mostra che non ha nulla di segreto o nascosto.

    Nega ogni comportamento incompatibile con i precetti della religione cristiana cattolica, la morale comune, la natura e le leggi dello Stato.

    Interpreta l'antica cavalleria spirituale, concentrandosi sui valori civici, religiosi e morali, l'intelligenza, l'ecumenismo, la solidarietà e tutte le altre attività al servizio dell'uomo, il rispetto della natura e di tutti gli esseri viventi.

    Attualmente l'Ordo Templi Hierosolymitani - Equites Templares, è un Ordine Cavalleresco, pur rimanendo fedele alle sue tradizioni, al suo patrimonio storico e morale, nel rispetto dei voti cavallereschi e dei principi di gerarchia e obbedienza che sono alla base della sua struttura.

    L'OTH-ET è trasparente e aperto a tutti coloro che ne condividono gli obiettivi, senza distinzione di credo, sesso, razza, religione, cultura e politica.

 

Obiettivi del Cavaliere Templare

·         L'ideale del Cavaliere Templare: difendere il Cristianesimo ed essere esempio di onore e di pace.

·         L'impegno del Cavaliere: diffondere pace e fratellanza ricordando che anche se abbiamo origini, vicissitudini, tradizioni e culture diverse, possiamo essere tutti uniti nella forza dell'amore comune e della fratellanza.

·         Il dovere del Cavaliere: obbedienza, dignità, fierezza e lealtà.

 

La Regola Dei Tre

La nostra vita scorre bene e serena quando manteniamo come riferimento tre T.

 

Ognuno conduce la sua vita secondo degli schemi che costruisce con le esperienze e con la forza dei sentimenti.

 

Ogni cavaliere degno del titolo che indossa dovrebbe vivere con semplicità e serenità secondo la regola delle TRE “T” che sono:

·         Tolleranza: è il sentimento della riflessione ed è il più simile al perdono, ma rappresenta anche la forza di sopportare il destino avverso. Ne occorre una dose infinita.

·         Tenerezza: la capacità di essere sempre teneri e pazienti nei confronti di tutto e tutti; è il segno del raggiungimento della PACE. Ogni volta che l’ira o il disappunto si affacceranno significa che c’è ancora strada da percorrere su questo cammino.

·         Trasparenza: essere trasparenti sempre, e soprattutto a noi stessi è talmente difficile che forse nessuno potrà mai esserlo completamente; deve essere questo il nostro obiettivo.

 

Quando un uomo si allontana da una o più T finisce sempre per cadere nelle tre “P”

·      Pedanza: l’insistenza, il continuo chiedere e volere ossessivamente qualcosa ad ogni costo è la rappresentazione materiale dell’egoismo e della poca crescita spirituale. Abbiate la pazienza di attendere ciò che vorreste possa arrivare!

·      Presunzione: la convinzione di essere sempre nel giusto, non avere mai il tempo o la voglia di valutare gli altri pensieri porta l’individuo a sentirsi una sorta di superuomo che in realtà è solamente tanto solo.

·      Prepotenza: rappresenta l’indice dell’insicurezza. Tanto più un uomo è prepotente, tanto più non è convinto della forza e della solidità dei suoi pensieri.

 

O ancora peggio in quella delle tre “I”:

·         Ignoranza: la peggiore delle I, perché misconoscendo i fatti e le regole si vive in maniera anarchica e selvatica. L’ignoranza è spesso accompagnata dalla prepotenza e dalla presunzione.

·         Invidia: un sentimento bieco e triste, tutti siamo creature meravigliose ognuno con i propri tesori. Solo che non sa vedere tanto splendore può essere invidioso.

·         Infamia: è il sentimento del traditore, di chi sa fare del male. L’infame si può perdonare ma non dimenticare

 

Il segreto della vita è quindi di cercare continuamente di sostituire le P e le I con le T, anche se spesso è difficile ed a volte anche doloroso. 

 

Pensieri di un Cavaliere

·         Il Cavaliere è consapevole che il corpo è come un sacco che puoi riempire con la luce dell'anima. Quando si svuoterà l'intensità della luce sarà l'immagine della sua vita.

·         Il Cavaliere loda e conforta l’amico in pubblico e lo riprende in privato.

·         Il Cavaliere non volta mai le spalle alle difficoltà: si ferma, raccoglie le forze e le idee e le affronta con positività e dignità.

·         Il Cavaliere accetta anche compromessi, senza piegarsi alla sottomissione, purché questi siano volti a costruire la pace e il dialogo.

·         Il Cavaliere sa soffrire in celato, nessuno vede le sue ferite.

·         Le lacrime del cavaliere sono come la rugiada: riservate, trasparenti e pure.

·         Il Cavaliere non ostenta ricchezza, poiché è ricco nello spirito.

·         Il Cavaliere è sempre pronto e presente, non lascia mai nulla al caso. Ogni dettaglio deve essere curato con attenzione. È nella cura dei dettagli il successo.

·         Il Cavaliere sa affrontare il pericolo, si sa difendere da esso, ma la sua vera forza è la capacità di evitare lo scontro.

·         Il Cavaliere considera gli altri suoi amici e suoi fratelli. 

·         Il Cavaliere persegue il desiderio di pace in ogni occasione.

·         Il Cavaliere si difende per necessità, e non risponde alle provocazioni. L'umiltà e la semplicità di comportamento contraddistinguono il suo operato.

·         Il Cavaliere cammina sempre al fianco del suo amico, sostenendo i suoi successi e confortando le sue amarezze.

·         Il Cavaliere agisce con la forza dell'amore e con il calore del cuore. La generosità, la fratellanza, la lealtà e l'amicizia sono i valori positivi che pone a fondamento delle sue azioni.

 

I Voti Templari

Ogni membro dell'Ordine deve osservare, per quanto possibile, e adattandoli alla realtà del momento, gli antichi voti templari e deve averli come convinzioni, sulla base dei Dieci (10) Comandamenti della Legge di Dio, il Teologico Le Virtù e le Otto (08) Beatitudini:

 

 

 

Dieci Comandamenti Della Legge Di Dio

1º Non avrai altro Dio fuori di me.

2ºNon nominare il nome di Dio invano.

3º Ricordati di santificare le feste.

4º Onora il padre e la madre.

5º Non uccidere.

6º Non commettere atti impuri.

7º Non rubare.

8º Non dire falsa testimonianza.

9º Non desiderare la donna d'altri.

10º Non desiderare la roba d'altri.

 

Virtù Teologali

    Fede (Credi nella vita, passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo).

    Speranza. (Confida nell'Amore e nella Provvidenza di Dio).

    Carità. (La solidarietà).

 

Otto Beatitudini

    Spiritualità

    Semplicità

    Umiltà

    Compassione

    Giustizia

    Misericordia

    Sincerità

    Sopportazione.

 

 

GIURAMENTO

Giuro

di difendere con le parole e con le azioni la Fede Cristiana di offrire il mio cuore e implorando la sempre vergine Maria Madre di Dio, protettrice del nostro Ordine

Prometto obbedienza

al Santo Padre ed al Suo Magistero, al Gran Maestro, agli Statuti ed alla Gerarchia dell’Ordine

Prometto di combattere

il male ovunque si annidi e di non ritirarmi mai davanti alle difficoltà.

 Prometto di impegnarmi

nell’approfondimento della Dottrina Cattolica per la formazione della vera società Templare con spirito religioso e Dignità cavalleresca secondo i principi derivantici dall’Antica Regola Latina

Prometto di contribuire

col mio esempio personale sotto la guida illuminata dello Spirito Santo all’edificazione della civiltà dell’amore per la formazione ed il progresso dell’uomo, nel nome di tutti i valori cristiani che al di là delle frontiere e delle idee

rendono uguali tutte le creature umane

Dio

mi sia testimone per questo giuramento e mi aiuti perchè possa assolverlo con dignità cavalleresca e secondo i principi di Santa Madre Chiesa

 

PREGHIERE DEI TEMPLARI

Atto di contrizione

Signore, io detesto tutti i miei peccati, perché sono un’offesa a Te, e mi rendono indegno di riceverTi nel mio cuore; propongo con la Tua grazia di non commetterne più per l’avvenire, di fuggirne le occasioni e di fare penitenza.

Delle tante e tante colpe il mio cuore, o Signore, si pente; e propone fermamente di mai più, mai più peccare. Amen

 

Credo Apostolico
Credo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra.
E in Gesù Cristo, Suo Figlio unigenito, Signore nostro;
il quale fu concepito di Spirito Santo, nato dalla vergine Maria;
soffrì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò dai morti;
ascese al cielo; siede alla destra di Dio Padre onnipotente;
da dove verrà per giudicare i vivi ed i morti.
Io credo nello Spirito Santo;
la santa Chiesa universale;
la comunione dei santi;
la remissione dei peccati;
la risurrezione della carne;
la vita eterna.
Amen.

 

Padre nostro

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli.
Amen.

 

Ave Maria

Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen.

 

Gloria

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli.

Amen.

 

Benedizione dei pasti

 

Prima dei Pasti

Benedici, Signore, e benedici questi cibi che serviremo da soli e che ci dai con la Tua infinita bontà. Lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Amen

 

Dopo i Pasti

Ti ringraziamo, Signore, per tutti i tuoi benefici. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Amen

 

Ascolta, Israele:

Deuteronomio 6,4-7

Dt 6,4-7

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

 

Salmo 2

Il Drama Messianico

[1] Perché le genti sono in tumulto e i popoli cospirano invano?

[2] Insorgono i re della terra e i prìncipi congiurano insieme contro il Signore e il suo consacrato:

[3] «Spezziamo le loro catene, gettiamo via da noi il loro giogo!».

[4] Ride colui che sta nei cieli, il Signore si fa beffe di loro.

[5] Egli parla nella sua ira, li spaventa con la sua collera:

[6] «Io stesso ho stabilito il mio sovrano sul Sion, mia santa montagna».

[7] Voglio annunciare il decreto del Signore. Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.

[8] Chiedimi e ti darò in eredità le genti e in tuo dominio le terre più lontane.

[9] Le spezzerai con scettro di ferro, come vaso di argilla le frantumerai».

[10] E ora siate saggi, o sovrani; lasciatevi correggere, o giudici della terra;

[11] servite il Signore con timore e rallegratevi con tremore.

[12] Imparate la disciplina, perché non si adiri e voi perdiate la via: in un attimo divampa la sua ira. Beato chi in lui si rifugia.

 

Salmo 23 (22)

Il Buon Pastore

[1] Salmo. Di Davide. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

[2] Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.

[3] Rinfranca l’anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome.

[4] Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.

[5] Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca.

[6] Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni.

 

Salmo 91 (90)

Sotto le ali divine

 

[1] Chi abita al riparo dell’Altissimo passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.

[2] Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio in cui confido».

[3] Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge.

[4] Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.

[5] Non temerai il terrore della notte né la freccia che vola di giorno,

[6] la peste che vaga nelle tenebre, lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

[7] Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra, ma nulla ti potrà colpire.

[8] Basterà che tu apra gli occhi e vedrai la ricompensa dei malvagi!

[9] «Sì, mio rifugio sei tu, o Signore!».

Tu hai fatto dell’Altissimo la tua dimora:

[10] non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda.

[11] Egli per te darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie.

[12] Sulle mani essi ti porteranno, perché il tuo piede non inciampi nella pietra.

[13] Calpesterai leoni e vipere, schiaccerai leoncelli e draghi.

[14] «Lo libererò, perché a me si è legato, lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.

[15] Mi invocherà e io gli darò risposta; nell’angoscia io sarò con lui,
lo libererò e lo renderò glorioso.

[16] Lo sazierò di lunghi giorni e gli farò vedere la mia salvezza».

 

Preghiera dei Templari

Stralcio della preghiera fatta a Parigi,

Cappella dell'Abbazia di Saint Genevieve il 1° Aprile 1310

Che la Grazia dello Spirito Santo ci assista.

Che Maria, la Stella del Mare, ci conduca al Porto della Salvezza.

Amen

Signore Gesù, Cristo Santo, Padre Eterno e Dio Onnipotente, Saggio Creatore, Dispensatore, Amministratore Benevolo e Amico molto amato, pietoso ed umile Redentore, Salvatore clemente e misericordioso, Io Ti prego umilmente e Ti scongiuro di illuminarmi, di liberarmi e conservarmi insieme a tutti gli altri Fratelli del Tempio e agli altri Fratelli del Tuo popolo cristiano sconvolto da tante difficoltà, ora e a venire.

Donaci, Signore, in cui dimorano e da cui provengono tutte le virtù, i benefici, i doni e la Grazia dello Spirito Santo, permettici di conoscere la verità e la giustizia, di prendere coscienza della debolezza e della incapacità delle nostre povere carni, di piegarci alla più vera umiltà.

Donaci la capacità di disprezzare questo triste mondo e le sue sozzure, così come i vani piaceri, la superbia e tutte le miserie, di non aspirare che ai Beni Celesti e di lavorare e mantenere i nostri voti e i Tuoi comandamenti in umiltà.

Tu che vivi e regni, essendo Dio, nei secoli dei secoli.

Amen

 

Preghiera per la Consacrazione della Spada Templare:

Signore, crea la mia spada di luce, per coloro che ti cercano,

Forza, per gli scoraggiati, Speranza, per gli oppressi,

Misericordia, per i pentiti, Tormento, per i malvagi,

Giustizia, per gli esclusi.

Signore, rendimi degno della mia spada,

possa non essere mai brandita se non fosse per combattere il buon combattimento;

che con esso posso mutilare quotidianamente il demone del mio ego

in modo che un giorno, posso sicuramente massacrare lui e poi Signore,

posso vederti faccia a faccia e posso metterlo ai tuoi santi piedi

come simbolo di vittoria su me stesso e di poter cantare,

insieme ai tuoi cherubini e serafini, la gloria del tuo nome.

Santo, Santo, Santo è il Signore, Dio dell'Universo.

Amen.

 

Motto Dei Cavalieri Templari

"Non nobis Domine non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam"

(“Non a noi, o Signore, non a noi, ma al tuo nome da gloria")

 

STRUTTURA DELL’ORDINE E GERARCHIA

GRAN MAESTRO

GRAN PRIORE MAGISTRALE

GRAN COMMENDATARIO

ALTI DIGNITARI MAGISTRALI

GRAN PRIORE

UFFICIALI DEL GRAN PRIORATO

 

PRIORI

GRAN BALIVI O BALIVI (REGIONI)

 

GRANDI PRECETTORI O PRECETTORI (PROVINCIE)

 

COMMENDATARIO (MAGIONE)

 

UFFICIALI DI MAGIONE

CAVALIERE / DAMA

SCUDIERO / DAMIGELLA

POSTULANTE

 

 

Organizzazione Territoriale dell'Ordo Templi Hierosolymitani - Equites Templares

 

L'Ordo Templi Hierosolymitani - Equites Templares, è strutturato in unità territoriali gerarchicamente come segue:

 

·        Gran Magistero, Domus Militiae Templi De Aretio

“San Giorgio al Tempio”

Commendatario

Il Gran Maestro

S.A.R. Principe Fra’ Enzo Mattani di Kerak

Nobile Cavaliere di Gran Collare O.T.H.,

con giurisdizione sui Grandi Priorati e tutta la Organizzazione.

·        Gran Priorato,

con giurisdizione nel Paese di rappresentanza al di fuori del Gran Magistero e, nel caso di giurisdizioni estere, sui Priori e altre strutture responsabili.

·        Priorato,

con giurisdizione sui Grandi Balivati o Balivi.

·        Gran Balivo,

con giurisdizione sul Balivi.

·        Balivo,

con giurisdizione sulle Precettorie della regione di cui è responsabile.

·        Precettorie,

con giurisdizione sulle Commanderie.

·        Commanderie (Magione),

Unità Fondamentale.

PRINCIPI GIURIDICI:

·    La Antica Regola o Regola Latina, scritta da Ugo dei Pagani e perfezionata da San Bernardo di Chiaravalle, approvata durante il Concilio di Troyes, il 14 gennaio 1128 e promulgata dal Papa Onorio II.

·       La Bolla “Omne Datum Optimum”, promulgata da Papa Innocenzo II il 29 marzo 1139, per ufficializzare la creazione dell'Ordine del Tempio.

·   Lo Statuto approvato in data 25 marzo 2005, dell'Associazione Autonoma ed Indipendente di durata illimitata Ordo Templi Hiorosolymitani - Equites Templares - Gran Magistero - Gran Priorato d'Italia, indicato come "Ordine" o OTH, con sede nella Basilica di San Nicola in Carcere, Via del Teatro di Marcello, n. 46, 00186, Roma, Italia. Iscritta all'Agenzia delle Entrate di Roma in data 26 novembre 2004 e sue successive modificazioni.

·   Gli Statuti Sociale dell'Associazione Civile senza scopo di lucro, di durata limitata di 20 anni, Ordo Templi Hiorosolymitani - Equites Templares, Gran Priorato della Repubblica Bolivariana del Venezuela, con sede a Maracay, Stato di Aragua, Venezuela. Registrato nel Registro Principale dello Stato di Aragua, il 5 novembre 2015, registrato con il n. 15, fogli da 88 a 93, primo protocollo, volume 14.

Regola Latina dei Cavalieri Templari

Regola dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone

Regola Latina emanata durante il Concilio di Troyes nel 1128.

 I - Quale divino ufficio debbano udire

Voi che rinunciate alla propria volontà, e tutti gli altri che per la salvezza della anime con coi militano per un certo tempo, con cavalli e armi per il sommo re, abbiate cura di udire con pio e puro desiderio nella sua totalità Mattutini e l'Integro Servizio, secondo l'istituzione canonica e la consuetudine dei dottori regolari della Santa Città. Soprattutto da voi, venerabili fratelli, è dovuto il sommo grado, poiché disprezzata la luce di questa vita, e superata la preoccupazione dei vostri corpi, avete promesso di disprezzare il mondo incalzante per amore di Dio per sempre: rifocillati e saziati dal divino cibo, istituiti e confermati dai precetti del Signore, dopo la consumazione del Divino Mistero nessuno tema la battaglia, ma sia preparato alla corona.

II - Dicano le preghiere del Signore, se non hanno potuto udire il servizio di Dio

Inoltre se un fratello lontano per caso per un impegno della cristianità orientale (e questo più spesso non dubitiamo sia avvenuto) non potesse udire per tale assenza il servizio di Dio: per Mattutini dica tredici orazioni del Signore e per le singole ore, sette; per i Vespri, riteniamo se ne debbano dire nove, e questo lo affermiamo unanimemente a libera voce. Questi, infatti, impegnati così in un lavoro di preservazione, non possono accorrere nell'ora opportuna al Divino Ufficio. Ma se fosse possibile, nell'ora stabilita non trascurino quanto dovuto per istituzione.

III - Che cosa fare per i fratelli defunti

Quando uno dei fratelli professi sacrifica ciò che è impossibile strappare alla morte, che non risparmia nessuno, ciò che è impossibile strappare: ai cappellani e ai sacerdoti che con voi caritatevolmente e temporaneamente servono al Sommo Sacerdote comandiamo con carità di offrire per la sua anima a Cristo con purezza di spirito l'ufficio e la Messa solenne. I fratelli ivi presenti, che pernottano pregando per la salvezza del fratello defunto, dicano cento orazioni del Signore fino al settimo giorno per il fratello defunto: dal giorno in cui fu annunciata la morte del fratello, fino al predetto giorno, il numero centenario venga rispettato con fraterna osservanza nella sua integrità con divina e misericordiosa carità scongiuriamo, e con pastorale autorità, comandiamo, che ogni giorno, come al fratello si dava e si doveva nelle necessità così si dia ad un povero fino al quarantesimo giorno ciò che è necessario al sostentamento di questa vita, per quanto riguarda cibo e bevanda. Del tutto proibiamo ogni altra offerta, che nella morte dei fratelli, e nella solennità di Pasqua, inoltre nelle altre solennità, la spontanea povertà dei poveri soldati di Cristo era solita in modo esagerato dare al Signore.

IV - I cappellani abbiano soltanto vitto e vestito

Comandiamo che per comune accordo del capitolo le altre offerte e tutte le altre specie di elemosine, in qualunque modo siano, vengano date con attenta cura ai cappellani o gli altri che restano temporaneamente. Perciò i servitori della Chiesa abbiano soltanto vitto e vestito secondo l'autorità, e non pretendano di avere nulla di più, tranne che i maestri spontaneamente e caritatevolmente abbiano dato.

V - I soldati temporanei defunti

Vi sono tra di noi dei soldati che temporaneamente e misericordiosamente rimangono della casa di Dio, e Tempio di Salomone. Perciò con ineffabile supplica vi preghiamo, scongiuriamo, e anche con insistenza comandiamo, che nel frattanto la tremenda potestà avesse condotto qualcuno all'ultimo giorno, per amore di Dio, fraterna pietà, un povero abbia sette giorni di sostentamento per la sua anima.

VI - Nessun fratello professo faccia un'offerta

Abbiamo decretato, come più sopra fu detto, che nessuno dei fratelli professi presuma di trattare un'altra offerta: ma giorno e notte con cuore puro rimanga nella sua professione, perché sia in grado di eguagliare il più santo dei profeti in questo: prenderò il calice della salvezza, e nella mia morte imiterò la morte del Signore: poiché come Cristo diede la sua anima per me, così anche io sono pronto a dare l'anima per i fratelli, ecco l'offerta giusta: ecco l'ostia viva gradita a Dio.

VII - Non esagerare nello stare in piedi

Abbiamo sentito con le nostre orecchie un teste sincerissimo, che voi assistete al divino ufficio stando costantemente in piedi: questo non comandiamo anzi vituperiamo: comandiamo che finito il salmo, "Venite esultiamo al Signore" con l'invitatorio e l'inno, tutti siedano tanto i forti quanto ai deboli, per evitare scandalo. Voi che siete presenti, terminato ogni salmo, nel dire "Gloria al Padre", con atteggiamento supplice alzatevi dai vostri scanni verso gli altari, per riverenza alla Santa Trinità ivi nominata, e insegnammo ai deboli il modo di chinarsi. Così anche nella proclamazione del Vangelo, e al "Te Deum laudamus", e durante tutte le Lodi, finché finito "Benediciamo il Signore", cessiamo di stare in piedi, comandiamo anche che la stessa regola sia tenuta nei Mattutini di S. Maria.

VIII - Il riunirsi per il pasto

In un palazzo, ma sarebbe meglio dire refettorio, comunitariamente riteniamo che voi assumiate il cibo, dove, quando ci fosse una necessità, a causa della non conoscenza dei segni, sottovoce e privatamente è opportuno chiedere. Così in ogni momento le cose che vi sono necessario con ogni umiltà e soggezione di reverenza chiedete durante la mensa, poiché dice l'apostolo: Mangia il tuo pane in silenzio. E il Salmista vi deve animare, quando dice: Ho posto un freno alla mia bocca, cioè ho deciso dentro di me, perché non venissi meno nella lingua cioè custodivo la mia bocca perché non parlassi malamente.

IX - La lettura

Nel pranzo e nella cena sempre si faccia una santa lettura. Se amiamo il signore, dobbiamo desiderare di ascoltare attentamente le sue parole salutifere e i suoi precetti. Il lettore vi intima il silenzio.

X - Uso della carne

Nella settimana, se non vi cadono il Natale del Signore, o la Pasqua, o la festa di S. Maria, o di tutti i Santi, vi sia sufficiente mangiare tre volte la carne: l'abituale mangiare la carne va compresa quale grave corruzione del corpo. Se nel giorno di Marte cadesse il digiuno, per cui l'uso della carne è proibito, il giorno dopo sia dato a voi più abbondantemente. Nel giorno del Signore appare senza dubbio, opportuno dare due portate a tutti i soldati professi e ai cappellani in onore della Santa Resurrezione. Gli altri invece, cioè gli armigeri e gli aggregati, rimangono contenti di uno, ringraziando.

XI - Come debbono mangiare i soldati

È opportuno generalmente che mangino due per due, perché l'uno sollecitamente provveda all'altro, affinché la durezza della vita, o una furtiva astinenza non si mescoli in ogni pranzo. Questo giudichiamo giustamente, che ogni soldato o fratello abbia per sé solo una uguale ed equivalente misura di vino.

XII - Negli altri giorni siano sufficienti due o tre portate di legumi

Negli altri giorni cioè nella seconda e quarta feria nonché il sabato, riteniamo che siano sufficienti per tutti due o tre portate di legumi o di altri cibi, o che si dica companatici cotti: e così comandiamo che ci si comporti, perché chi non possa mangiare dell'uno sia rifocillato dall'altro.

XIII - Con quale cibo è necessario cibarsi nella feria sesta

Nella feria sesta riteniamo lodevole accontentarsi di prendere solamente un unico cibo quaresimale per riverenza alla passione, tenuto conto però della debolezza dei malati, a partire dalla festa dei santi fino a Pasqua, tranne che capiti il Natale del Signore o la festa di S. Maria o degli Apostoli. Negli altri tempi, se non accadesse un digiuno generale, si rifocillino due volte.

XIV - Dopo il pranzo sempre rendano grazie

Dopo il pranzo e la cena sempre nella chiesa, se è vicina, o, se così non è, nello stesso luogo, come conviene, comandiamo che con cuore umiliato immediatamente rendano grazie al sommo procuratore nostro: che è Cristo: messi in disparte in pani interi, si comanda di distribuire come dovuto per fraterna carità ai servi o ai poveri i resti.

 

XV - Il decimo del pane sia sempre dato all'elemosiniere

Benché il premio della povertà che è il regno dei cieli senza dubbio spetti ai poveri: a voi tuttavia, che la fede cristiano vi confessa indubitabilmente parte di quelli, comandiamo che il decimo di tutto il pane quotidianamente consegniate al vostro elemosiniere.

XVI - La colazione sia secondo il parere del maestro
Quando il sole abbandona la regione orientale e discende nel sonno, udito il segnale, come è consuetudine di quella regione, è necessario che tutti voi vi rechiate a Compieta, ma prima desideriamo che assumiate un convivio generale. Questo convivio poniamo nella disposizione e nella discrezione del maestro, perché quando voglia sia composto di acqua; quando con benevolenza comanderà, di vino opportunamente diluito. Questo non è necessario che conduca a grande sazietà o avvenga nel lusso, ma si parco; infatti vediamo apostatare anche i sapienti.

XVII - Terminata la Compieta si conservi il silenzio

Finita la Compieta è necessario recarsi al giaciglio. Ai fratelli che escono da Compieta non venga data licenza di parlare in pubblico, se non per una necessità impellente; quanto sta per dire al suo scudiero sia detto sommessamente. Forse può capitare che in tale intervallo per voi che uscite da Compieta, per grandissima necessità di un affare militare, o dello stato della nostra casa, perché il giorno non è stato sufficiente, sia necessario che lo stesso maestro parli con una parte dei fratelli, oppure colui al quale è dovuto il comando della casa come maestro. Così questo comandiamo che avvenga; poiché è scritto: Nel molto parlare non sfuggirai al peccato. E altrove: La morte e la vita nelle mani della lingua. In questo colloquio proibiamo la scurrilità, le parole inutili e ciò che porta al riso: e a voi che vi recate a letto, se qualcuno ha detto qualcosa di stolto, comandiamo di dire l'orazione del Signore con umiltà e devota purezza.

 

XVIII - Gli stanchi non si alzino per i Mattutini

Non approviamo che i soldati stanchi si alzino per i Mattutini, come è a voi evidente: ma con l'approvazione del maestro, o di colui al quale fu conferito dal maestro, riteniamo unanimemente che essi debbano riposare e cantare le tredici orazioni costituite, in modo che la loro mente concordi con la voce secondo quanto detto dal profeta: Salmeggiate al Signore con sapienza: e ancora: al cospetto degli angeli salmeggerò a te. Ma questo deve dipendere dal consiglio del maestro.

XIX - Sia conservata comunità di vitto tra i fratelli

Si legge nella pagina Divina: Si divideva ai singoli, come era necessario per ciascuno. Perciò non diciamo che vi sia accezione di persone ma vi deve essere considerazione delle malattie. Quando uno ha meno bisogno, ringrazi Dio, e non si rattristi: colui che ha bisogno si umili per l'infermità, non si innalzi per la misericordia, e così tutte le membra saranno in pace. Ma questo proibiamo ché a nessuno sia lecito abbracciare una astinenza fuori posto, ma conducano una vita comune costantemente.

XX - Qualità e stile del vestito

Comandiamo che i vestiti siano sempre di un unico colore, ad esempio bianchi, o neri, o, per così dire, bigi. A tutti i soldati professi in inverno e in estate, se è possibile, concediamo vesti bianche, cosicché coloro che avranno posposto una vita tenebrosa, riconoscano di doversi riconciliare con il loro Creatore, mediante una vita trasparente e bianca. Che cosa di bianco, se non l'integra castità? La castità è sicurezza della mente, e sanità del corpo. Infatti ogni militare, se non avrà preservato nella castità, non potrà raggiungere la pace perpetua e vedere Dio; come attesta l'apostolo San Paolo: Seguiamo la pace con tutti e la castità, senza cui nessuno vedrà il Signore. Ma perché una sia di questo stile deve essere privo della nota arroganza e del superfluo; comandiamo a tutti che abbiano tali cose affinché ciascuno da solo sia capace senza clamore di vestirsi e svestirsi, mettersi i calzari e levarseli. Il procuratore di questo ministero con vigile cura sia attento nell'evitare questo, coloro che ricevono abiti nuovi, restituiscano subito i vecchi, da riporre in camera, o dove il fratello ci spetta il compito avesse deciso, perché possano servire agli scudieri o agli aggregati, oppure ai poveri.

XXI - I servi non portino vesti bianche, cioè pallii

Decisamente disapproviamo quanto era nella casa di Dio e del tempio dei suoi soldati, senza discrezione e decisione del comune capitolo, e comandiamo, che venga radicalmente eliminato quasi fosse un vizio proprio. I servi e gli scudieri portavano una volta vestiti bianchi, donde derivavano danni. Sorsero infatti in zone ultra montane alcuni falsi fratelli, sposati, ed altri, che dissero di appartenere al Tempio, mentre sono del mondo. Costoro procurarono tante ingiurie e tanti danni all'ordine militare, e gli aggregati presuntuosi come professi insuperbendo fecero nascere numerosi scandali. Portino quindi sempre vestiti neri: nel caso in cui questi non possano essere trovati, abbiano quelli che si possano trovare nella provincia in cui abitano, o quanto può essere avvicinato alla più semplice di un unico colore, cioè bigio.

XXII - I soldati professi portino solo vestiti bianchi

A nessuno è concesso portare tuniche candide, o avere pallii bianchi, se non ai nominati soldati.

XXIII - Si usino solo pelli di agnelli

Abbiamo deciso di comune accordo, che nessun fratello professo abbia pelli di lunga durata perenne o pelliccia o qualcosa di simile, e che serva al corpo, anche per coprirlo se non di agnelli o arieti.

XXIV - I vecchi vestiti siano dati agli scudieri

Il procuratore o datore dei vestiti con ogni attenzione dia i vecchi abiti sempre agli scudieri e agli aggregati, e talvolta ai poveri, agendo con fedeltà ed equità.

XXV - Chi brama le cose migliori abbia le peggiori

Se un fratello professo, o perché gli è dovuto o perché mosso da superbia volesse abiti belli o ottimi, meriterebbe per tale presunzione senza dubbio quelli più umili.

XXVI - Sia rispettata la qualità e la quantità dei vestiti

È necessario osservare la quantità secondo la grandezza dei corpi e la larghezza dei vestiti: colui che consegna gli abiti sia in questo attento.

XXVII - Colui che consegna i vestiti conservi innanzitutto l'uguaglianza

Il procuratore con fraterno intuito consideri la lunghezza, come sopra fu detto, con la stessa attenzione, perché l'occhio dei sussurratori o dei calunniatori non presuma di notare alcunché: e in tutte queste cose, umilmente mediti la ricompensa di Dio.

XXVIII - L'inutilità dei capelli

Tutti i fratelli, soprattutto i professi, è bene che portino capelli in modo che possano essere considerati regolari davanti e dietro e ordinati; e nella barba e nei baffi si osservi senza discussione la stessa regola, perché non si mostri o superficialità o il vizio della frivolezza.

 

 

XXIX - Circa gli speroni e le collane

Chiaramente gli speroni e le collane sono una questione gentilizia. E poiché questo è riconosciuto abominevole da tutti, proibiamo e rifiutiamo l'autorizzazione a possederli, anzi vogliamo che non ci siano. A coloro che prestano servizio a tempo non permettiamo di avere né speroni, né collane, né capigliatura vanitosa, né esagerata lunghezza di vestiti, anzi del tutto proibiamo. A coloro che servono al sommo creatore è sommamente necessaria la mondezza interna ed esterna, come egli stesso attesta, dicendo: Siate mondi, perché Io sono mondo.

XXX - Numero dei cavalli e degli scudieri

A ciascun soldato è lecito possedere tre cavalli, poiché l'insigne povertà della casa di Dio e del Tempio di Salomone non permette di aumentare oltre, se non per licenza del maestro.

XXXI - Nessuno ferisca uno scudiero che serve gratuitamente

Concediamo ai singoli militari per la stessa ragione un solo scudiero. Ma se gratuitamente e caritatevolmente quello scudiero appartiene a un soldato, a costui non è lecito flagellarlo, e neppure percuoterlo per qualsiasi colpa.

XXXII - In che modo siano ricevuti coloro che restano a tempo

Comandiamo a tutti i soldati che desiderano servire a tempo a Gesù Cristo con purezza d'animo nella stessa casa, di comprare fedelmente cavalli idonei in questo impegno quotidiano, e armi e quanto è necessario. Abbiamo anche giudicato, tutto considerato, che sia cosa buona e utile valutare i cavalli. Si conservi perciò il prezzo per iscritto perché non venga dimenticato: quanto sarà necessario al soldato, o ai suoi cavalli, o allo scudiero, aggiunti i ferri dei cavalli secondo la facoltà della casa, sia acquistato dalla stessa casa con fraterna carità. Se frattanto il soldato per qualche evento perdesse i suoi cavalli in questo servizio; il maestro per quanto può la casa, ne procurerà altri. Al giungere del momento di rimpatriare, lo stesso soldato conceda la metà del prezzo per amore divino, e se a lui piace, riceva l'altra dalla comunità dei fratelli.

XXXIII - Nessuno agisca secondo la propria volontà

È conveniente a questi soldati, che stimano niente di più caro loro di Cristo, che per il servizio, secondo il quale sono professi, e per la gloria della somma beatitudine, o il timore della geenna, prestino continuamente obbedienza al maestro. Occorre quindi che immediatamente, se qualcosa sia stato comandato dal maestro, o da colui al quale è stato dato mandato dal maestro, senza indugio, come fosse divinamente comandato, nel fare non conoscano indugio. Di questi tali la stessa verità dice: Per l'ascolto dell'orecchio mi ha obbedito.

XXXIV - Se è lecito andare senza comando del maestro in un luogo isolato

Scongiuriamo, e fermamente loro comandiamo, che i generosi soldati che hanno rinunciato alla propria volontà, e quanti sono aggregati, senza la licenza del maestro, o di colui cui fu conferito, di non permettersi di andare in un luogo isolato, eccetto di notte al sepolcro, in armi, e sorvegliare, poiché l'astuto nemico colpisce di giorno e di notte, o a quei luoghi che sono inclusi nelle mura della santa città.

XXXV - Se è lecito camminare da soli

Coloro che viaggiano, non ardiscano iniziare un viaggio né di giorno né di notte, senza un custode, cioè un soldato o un fratello professo. Infatti dopo che furono ospitati nella milizia, nessun militare, o scudiero o altro, si permetta di andare per vedere negli atri degli altri militari, o per parlare con qualcuno, senza permesso, come fu detto sopra. Perciò affermiamo saggiamente, che in tale casa ordinata da Dio, nessuno secondo il suo possesso svolga il proprio servizio o riposi; ma secondo il comando del maestro ciascuno agisca così che imiti la sentenza del Signore, con cui ha detto: Non sono venuto a fare la mia volontà, ma di Colui che mi ha mandato.

XXXVI - Nessuno chieda singolarmente ciò che è a lui necessario

Comandiamo, che sia scritta tra le altre come propria questa consuetudine e posta ogni attenzione confermiamo perché si eviti di cercare il vizio. Nessun fratello professo, deve chiedere che gli sia assegnato personalmente un cavallo o una cavalcatura o delle armi. In che modo? Se la sua malattia, o la debolezza dei sui cavalli, o la scarsezza delle sue armi, fosse riconosciuta tale, che avanzare così sia un danno comune: si rechi dal maestro, o da colui chi è dovuto il ministero dopo il maestro, e gli esponga la causa con sincerità e purezza: infatti la cosa va risolta nella decisione del maestro, o del suo procuratore.

XXXVII - I morsi e gli speroni

Non vogliamo che mai oro o argento che sono ricchezze particolari appaiano nei morsi o nei pettorali, né gli speroni, o nei finimenti, né sia lecito ad alcun fratello professo acquistarli. Se per caso tali vecchi strumenti fossero stati dati in dono, l'oro o l'argento siano colorati in modo che il colore o il decoro non appaia arroganza in mezzo agli altri. Se fossero stati dati nuovi, il maestro faccia ciò che vuole di queste cose.

XXXVIII - Sulle aste e sugli scudi non venga posta una copertura

Non si abbia una copertura sopra gli scudi e le aste, perché secondo noi questo non è proficuo, anzi dannoso.

 

XXXIX - L'autorizzazione del maestro

Al maestro è lecito dare cavalli o armi a chiunque, o a chi ritiene opportuno qualunque altra cosa.

XL - Sacco e baule

Non sono permessi sacco e baule con il lucchetto: così siano presentati, perché non si posseggano senza il permesso del maestro, o di colui a cui furono affidati i compiti della casa e i compiti in sua vece. Da questa norma sono esclusi i procuratori e coloro che abitano in province diverse, e neppure è inteso lo stesso maestro.

XLI - L'autorizzazione scritta

In nessun modo a un fratello sia lecito ricevere, o dare, dai propri parenti, né qualsiasi uomo, né dall'uno all'altro, senza il permesso del maestro o del procuratore. Dopo che un fratello avrà avuto licenza, alla presenza del maestro, se così a lui piace, siano registrati. Nel caso che dai parenti sia indirizzato a lui qualcosa, non si permetta riceverla, se prima non è stato segnalato al maestro. In questa norma non sono inclusi il maestro e i procuratori della casa.

XLII - La confessione delle proprie colpe

Poiché ogni parola oziosa si sa che genera il peccato, che cosa essi diranno ostentatamente riguardo alle proprie colpe davanti al severo giudice. Dice bene il profeta che se occorre astenersi dai buoni discorsi per il silenzio, quanto più occorre astenersi dalle cattive parole per la penda del peccato. Vietiamo quindi che un fratello professo osi ricordare con un suo fratello, o con qualcun altro, per meglio dire, le stoltezze, che nel secolo nel servizio militare compì in modo enorme, e i piaceri della carne con sciaguratissime donne, o qualsiasi altra cosa: e se per caso avesse sentito qualcuno che riferisce tali cose, lo faccia tacere, o appena può si allontani per obbedienza, e al venditore d'olio non offra il cuore.

XLIII - Questua e accettazione

Se a un fratello fosse stata data qualcosa senza averla chiesta, la consegni al maestro o all'economo: se un altro suo amico o parente non volesse che fosse usata se non da lui, questa non riceva fino a quando abbia il permesso del maestro. Colui al quale sarà stata data la cosa, non dispiaccia che venga data ad un altro: sappia per certo, che se si arrabbiasse per questo, agisce contro Dio. Nella sopraddetta regola non sono contenuti gli amministratori ai quali in modo speciale è affidato e concesso il ministero riguardo al sacco e al baule.

 

 

XLIV - I sacchi per il cibo sui cavalli

È utile a tutti che questo ordine da noi stabilito sia rispettato senza eccezioni. Nessun fratello presuma di confezionare sacchi per il cibo di lino o di lana, preparati con troppa cura: non ne abbia se non di panno grezzo.

XLV - Nessuno osi cambiare o domandare

Nessuno presuma di cambiare le sue cose, fratello con il fratello, senza l'autorizzazione del maestro, e chiedere qualcosa, se non fratello al fratello, purché la cosa sia piccola, vile, non grande.

XLVI - Nessuno catturi un uccello con un uccello, neppure proceda con il richiamo

Noi giudichiamo con sentenza comune che nessuno osi catturare un uccello con un uccello. Non conviene infatti aderire alla religione conservando i piaceri mondani, ma ascoltare volentieri i comandamenti del Signore, frequentemente applicarsi alle preghiere, confessare a Dio i propri peccati con lacrime e gemito quotidianamente nella preghiera. Nessun fratello professo per questa causa principale presuma di accompagnarsi con un uomo che opera con il falco o con qualche altro uccello.

XLVII - Nessuno colpisca una fiera con l'arco o la balestra

È conveniente camminare in atteggiamento pio, con semplicità, senza ridere, umilmente, non pronunciando molte parole, ma ragionando, e non con voce troppo elevata. Specialmente imponiamo e comandiamo ad ogni fratello professo di non osare entrare in un bosco con arco o balestra o lanciare dardi: non vada con colui che fece tali cose se non per poterlo salvare da uno sciagurato pagano: né osi gridare con un cane né garrire; né spinga il suo cavallo per la bramosia di catturare la fiera.

XLVIII - Il leone sia sempre colpito

Infatti è certo, che a voi fu specialmente affidato il compito di offrire la vita per i vostri fratelli, e eliminare dalla terra gli increduli, che sempre minacciano il Figlio della Vergine. Del leone questo leggiamo, perché egli circuisce cercando chi divorare, e le sue mani contro tutti, e le mani di tutti contro lui.

XLIX - Ascoltate il giudizio riguardo a quanto è chiesto su di voi

Sappiamo che i persecutori della Santa Chiesa sono senza numero, e si affrettano incessantemente e sempre più crudelmente ad inquietare coloro che non amano le contese. In questo si tenga la sentenza del Concilio fatta con serena considerazione, che se qualcuno nelle parti della regione orientale, o in qualunque altro luogo chiedesse qualcosa su di voi, a voi comandiamo di ascoltare il giudizio emesso da giudici fedeli e amanti del vero; e ciò che sarà giusto, comandiamo che voi compiate senza esitazione.

L - In ogni cosa sia tenuta questa regola

Questa stessa regola comandiamo che venga tenuta per sempre in tutte le cose che immeritatamente sono state a voli tolte.

LI - Quando è lecito a tutti i militari professi avere una terra e degli uomini

Crediamo che per divina provvidenza nei santi luoghi prese inizio da voi questo genere nuovo di religione che cioè alla religione sia unita la milizia e così per la religione proceda armata mediante la milizia, o senza colpa colpisca il nemico. Giustamente quindi giudichiamo, poiché siamo chiamati soldati del Tempio che voi stessi per l'insigne e speciale merito di probità abbiate casa, terra, uomini, contadini e giustamente li governate: e a voi è dovuto in modo particolare quanto stabilito.

LII - Ai malati sia dedicata un'attenzione particolare

Ai fratelli che stanno male occorre prestare una cura attentissima, come si servisse a Cristo in loro: il detto evangelico, sono stato infermo e mi visitaste sia attentamente ricordato. Costoro vanno sopportati pazientemente, perché mediante loro senza dubbio si acquista una retribuzione superiore.

LIII - Agli infermi sia sempre dato ciò che è necessario

Agli assistenti degli infermi comandiamo con ogni osservanza e attenta cura, che quanto è necessario per le diverse malattie, fedelmente e diligentemente, secondo le possibilità della casa sia loro amministrato, ad esempio, carne e volatili ed altro, fino quando siano restituiti alla sanità.

LIV - Nessuno provochi l'altro all'ira

Massima attenzione va posta perché qualcuno non presuma di provocare l'altro all'ira: infatti la somma clemenza della vicina divina fraternità congiunse tanto i poveri quanto i potenti.

LV - In che modo siano accolti i fratelli sposati

Permettiamo a voi di accogliere i fratelli sposati in questo modo, se chiedono il beneficio e la partecipazione della vostra fraternità, entrambi concedano una parte della loro sostanza e quanto avessero ad acquistare lo diano all'unità del comune capitolo dopo la loro morte, e frattanto conducano una vita onesta, e si studino di agire bene verso i fratelli, ma non portino la veste candida e il mantello bianco. Se il marito fosse morto prima, lasci la sua parte ai fratelli: la moglie ricavi il sostegno della vita dall'altra parte. Consideriamo infatti questo ingiusto che fratelli di questo tipo risiedano nella stessa casa dei fratelli che hanno promesso la castità a Dio.

LVI - Non si abbiano più sorelle

Riunire ancora sorelle è pericoloso: l'antico nemico a causa della compagnia femminile cacciò molti dalla retta via del paradiso. Perciò, fratelli carissimi, perché sempre tra voi sia visibile il fiore dell'integrità, non è lecito mantenere ancora questa consuetudine.

LVII - I fratelli del Tempio non abbiano parte con gli scomunicati

Questo, fratelli è da evitare e da temere, che qualcuno dei soldati di Cristo in qualche modo si unisca ad una persona scomunicata singolarmente e pubblicamente, o presuma di ricevere le sue cose, perché la scomunica non sia simile al marantha (vieni Signore). Ma se fosse soltanto interdetto, non sarà fuori posto avere parte con lui, e ricevere caritatevolmente le sue cose.

LVIII - In che modo vanno ricevuti i soldati secolari

Se un soldato dalla massa della perdizione, o un altro secolare, volendo rinunziare al mondo, volesse scegliere la nostra comunione e vita, non si dia a lui subito l'assenso, ma secondo la parola di Paolo, provate gli spiriti se sono da Dio così a lui sia concesso l'ingresso. Si legga dunque la Regola in sua presenza: e se costui ottempererà diligentemente ai comandi di questa esimia Regola, allora se al maestro e ai fratelli sarà piaciuto riceverlo, convocati i fratelli esponga con purezza d'animo a tutti il suo desiderio e la sua richiesta. In seguito il termine della prova dipenda in tutto dalla considerazione e dalla decisione del maestro, secondo l'onestà di vita del richiedente.

LIX - Non siano chiamati tutti i fratelli al consiglio privato

Comandiamo che non sempre siano convocati al consiglio tutti i fratelli, ma solo quelli che il maestro avrà ritenuto idonei e provvidenziali per il consiglio. Quando volesse trattare le questioni maggiori, quale dare la terra comune, o discutere dell'Ordine stesso, o ricevere un fratello: allora è opportuno convocare tutta la congregazione, se così ritiene il maestro; udito il parere di tutto il capitolo, quanto di meglio e di più utile il maestro avrà ritenuto opportuno, questo si faccia.

LX - Devono pregare in silenzio

Comandiamo con parere concorde che, come avrà richiesto la propensione dell'anima e del corpo, i fratelli preghino in piedi o seduti: tuttavia con massima riverenza con semplicità, senza chiasso, perché uno non disturbi l'altro.

 

LXI - Ricevere la fede dei serventi

Abbiamo saputo che molti da diverse province, tanto aggregati, quanto scudieri desiderano vincolarsi nella nostra casa a tempo con animo fervoroso per la salvezza delle anime. È utile che riceviate la fede loro, affinché per caso l'antico nemico non intimi loro nel servizio di Dio alcunché furtivamente o indecentemente, o li distolga improvvisamente dal buon proposito.

LXII - I fanciulli, fin quando sono piccoli, non siano ricevuti tra i fratelli del Tempio

Quantunque la Regola dei Santi Padri permetta di avere dei fanciulli in una congregazione, noi non riteniamo di dover caricare voi di tale peso. Chi volesse dare in perpetuo suo figlio, o un suo congiunto, nella religione militare: lo nutra fino agli anni, in cui virilmente con mano armata possa eliminare dalla Terra Santa i nemici di Cristo: in seguito secondo la Regola il padre o i genitori lo pongano in mezzo ai fratelli, e rendano nota la sua richiesta. È meglio nella fanciullezza non giurare, piuttosto che diventato uomo ritirarsi in modo clamoroso.

LXIII - Sempre i vecchi siano venerati

È bene che i vecchi con pia considerazione, secondo la debolezza delle forze siano sopportati e diligentemente onorati: i nessun modo si usi severità in quanto la tolleranza è necessaria per il corpo, salva tuttavia l'autorità della Regola.

LXIV - I fratelli che partono per diverse province

I fratelli che si incamminano per diverse province, per quanto lo permettano le forze, si impegnino a osservare la Regola nel cibo e nella bevanda e nelle altre cose, e vivano in modo irreprensibile, perché abbiano buona testimonianza da coloro che stanno fuori: non macchino il proposito di religione né con parola né con atto, ma soprattutto a coloro, con i quali si sono incontrati, offrano esempio e sostanza di sapienza e di buone opere. Colui presso il quale avranno deciso di alloggiare, abbia buona fama: e, se è possibile, la casa dell'ospite in quella notte non manchi della candela, affinché il nemico tenebroso non procuri la morte, Dio non voglia. Quando avranno sentito di riunire soldati non scomunicati, diciamo che colà devono andare non preoccupandosi di una utilità temporale, quanto piuttosto della salvezza eterna delle loro anime. Ai fratelli diretti nelle zone aldilà del mare con la speranza di essere trasportati, raccomandiamo di ricevere con questa convenzione coloro che avessero voluto unirsi in perpetuo all'Ordine militare: entrambi si presentino al Vescovo di quella provincia e il presule ascolti la volontà di colui che chiede. Ascoltata la richiesta, il fratello lo invii al maestro e ai fratelli che si trovano nel Tempio che è in Gerusalemme: e se la sua vita è onesta e degna di tale appartenenza, misericordiosamente sia accolto, se questo sembra bene al maestro e ai fratelli. Se nel frattempo morisse, a causa del lavoro e della fatica, come a un fratello, a lui sia riconosciuto tutto il beneficio e la fraternità dei poveri e dei soldati di Cristo.

LXV - A tutti sia distribuito in modo uguale il vitto

Riteniamo anche che questo in modo congruo e ragionevole sia rispettato, che a tutti i fratelli professi sia dato cibo in eguale misura secondo la possibilità del luogo: non è infatti utile l'accezione delle persone, ma è necessario considerare le indisposizioni.

LXVI - I soldati abbiano le decime del Tempio

Crediamo che avendo abbandonato le ricchezze a voi donate abbiate ad essere soggetti alla spontanea povertà, per cui in questo modo abbiamo dimostrato in quale modo spettino a voi che vivete in vita comune le decime. Se il Vescovo della chiesa, al quale è dovuta giustamente la decima, avrà voluto darla a voi caritatevolmente: deve dare a voi le decime che allora la Chiesa sembra possedere con il consenso del capitolo comune. Se un laico dovesse impossessarsi di essa (decima) o sottrarla dal suo patrimonio in modo condannabile, e confessando la propria colpa avrà voluto lasciare a voi la stessa: secondo la discrezione di colui che presiede questo può essere fatto, senza il consenso del capitolo.

LXVII - Le colpe leggere e gravi

Se un fratello avrà sbagliato in modo lieve nel parlare, nell'agire o altrimenti, egli stesso confessi al maestro il suo peccato con l'impegno della soddisfazione. Per le cose lievi, se non esiste una consuetudine, ci sia una lieve penitenza. Nel caso in cui tacesse e la colpa fosse conosciuta attraverso un altro, sia sottoposto a una disciplina e ad una riparazione maggiore e più evidente. Se la colpa sarà grave, si allontani dalla familiarità dei fratelli, né mangi con loro alla stessa mensa, ma da solo assuma il pasto. Il tutto dipenda dalla decisione e dall'indicazione del maestro, affinché sia salvo nel giorno del giudizio.

LXVIII - Per quale colpa il fratello non sia più accolto

Soprattutto occorre provvedere che, nessun fratello, sia potente o impotente, forte o debole, voglia esaltarsi e poco a poco insuperbire, difendere la propria colpa, possa rimanere indisciplinato: ma, se non avrà voluto correggersi, a lui venga data una correzione più severa. Che se non avrà voluto correggersi con pie ammonizioni e per le preghiere a lui innalzate, ma si sarà innalzato sempre più nella superbia: allora secondo l'apostolo, sia sradicato dal pio gregge: togliete il male da voi: è necessario che la pecora malata sia allontanata dalla società dei fratelli fedeli. Inoltre il maestro che deve tenere in mano il bastone e la verga (cioè il bastone, con cui sostenga le debolezze delle altre forze, la verga con cui colpisca con lo zelo della rettitudine i vizi di coloro che vengono meno) con il consiglio del Patriarca e con una considerazione spirituale sul da farsi affinché, come dice il beato Massimo, la più libera clemenza non approvi l'arroganza del peccatore, né l'esagerata severità non richiami dall'errore chi sbaglia.

LXIX - Dalla solennità di Pasqua fino a Tutti i Santi si possa soltanto portare una camicia di lino

Per il grande caldo della regione orientale, consideriamo compassionevolmente, che dalla festa di Pasqua fino alla solennità di Tutti i Santi, si dia a ciascuno una unica camicia di lino, non per il dovuto, ma per sola grazia, e questo dico per chi vorrà usufruire di essa. Negli altri tempi generalmente tutti portino camicie di lana.

LXX - Quanti e quali panni siano necessari nel letto

Per coloro che dormono nei singoli letti riteniamo di comune consiglio, se non sopravviene qualche grave causa o necessità: ciascuno abbia biancheria secondo la discreta assegnazione del maestro: crediamo infatti che a ciascuno sia sufficiente un pagliericcio, un cuscino e una coperta. Colui che manca di uno di questi, prenda una stuoia, e in ogni tempo sarà lecito usufruire di una coperta di lino, cioè un panno: dormano vestiti con la camicia, e sempre dormano indossando gli stivali. Mentre i fratelli dormono, fino al mattino non manchi la lucerna.

LXXI - Va evitata la mormorazione

Comandiamo a voi, per divino ammonimento di evitare, quasi peste da fuggire, le emulazioni, il livore, le mormorazioni, il sussurrare, le detrazioni. Si impegni ciascuno con animo vigile, a non incolpare o riprendere il suo fratello ma ricordi tra se la parola dell'apostolo: non essere un accusatore, né diffamatore del popolo. Quando qualcuno avrà conosciuto che un fratello ha peccato in qualcosa, in pace e fraterna pietà, secondo il precetto del Signore, lo corregga tra sé e lui solo: e se non lo avrà ascoltato prenda un altro fratello: ma se avrà disprezzato entrambi, in riunione davanti al capitolo tutto sia rimproverato. Soffrono di grave cecità, coloro che calunniano gli altri; sono di grande infelicità coloro che non si guardano dal livore: da qui sono immersi nell'antica iniquità dell'astuto nemico.

 

LXXII - Si evitino i baci di tutte le donne

Riteniamo pericoloso per ogni religioso fissare lungamente il volto delle donne: perciò un fratello non osi baciare né una vedova, né una nubile, né la madre, né la sorella, né un'amica, né nessuna altra donna. Fugga dunque la milizia di Cristo i baci femminili, attraverso i quali gli uomini spesso sono in pericolo: così con coscienza pura e vita libera può perennemente conversare al cospetto del Signore.

 
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Stemma del Ordo Templi Hierosolymitani - Equites Templares



La Croce Calciata

La croce calciata o croce paté è quella croce le cui braccia si restringono quando raggiungono il centro e si allargano alle estremità. Il suo nome deriva dal fatto che le braccia di questo tipo di croce sembrano gambe. Esistono molti tipi di croci calciati.

La Croce Paté è associata all'Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone (in latino: Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonici), detto anche Ordine del Tempio che il 24 aprile 1147 Papa Eugenio III concesse il diritto di portare permanentemente la croce; croce semplice, ma ancorata o paté, che simboleggiava il martirio di Cristo; di colore rosso, perché il rosso era il simbolo del sangue versato da Cristo, ma anche della vita. La croce è stata posta nel suo mantello sulla spalla sinistra, sopra il cuore.






Stendardo Templare o Beauseant o Boussant


Formato da due metà, metà bianca e metà nera, che rappresentano quanto segue:

Bianco: E' simbolo di purezza, la luce che protegge ed incoraggia,  porta pace e tranquillità unito al conforto ed alla speranza.

Nero: E' la negazione assoluta, nasconde il caos e porta discordia e confusione ai nemici.

Rosso della Croce: Ricorda il sangue versato da Nostro Signore, è energia vitale che aiuta i Cavalieri del Tempio a combattere e versare il loro sangue per la  gloria di Dio.



Sigillum Militum Xpisti - Sigillo dei Cavalieri Templari

 

Sigillo dei Cavalieri Templari che raffigura i due cavalieri che condividono la cavalcatura sono stati interpretati come simbolo di povertà o della dualità del monaco/soldato; e si legge: Sigillum Militum Xpisti ("Sigillo dei soldati di Cristo").



Spada Templare

La spada era l'arma per eccellenza di ogni cavaliere, queste erano a doppio taglio e il manico terminava con un'estremità tonda che serviva per colpire.

Le spade templari non erano solo usate per attaccare e difendere, ma erano le fedeli compagne del cavaliere templare, giorno per giorno. Avevano un'elsa a forma di croce, una lama dritta, a doppio taglio e appuntita, progettata e realizzata con acciaio temperato, duro e resistente che consentiva la penetrazione attraverso i livelli di maglia del nemico.

Simboleggia lo strumento di Dio per combattere il male e le ingiustizie.


Mantello Bianco Templare


L'abito dei Cavalieri Templari era una tunica di lana bianca simile a quella degli antichi Cistercensi, come si vede dal cap. XX e seguenti della regola; e più tardi negli anni del 1147 papa Eugenio III approvò che portassero una croce di stoffa rossa sui loro mantelli bianchi e anche sui loro stendardi.

 

Simboleggia la purezza e la luce che protegge e incoraggia il Cavaliere e la croce rossa sul petto, simboleggia il sangue versato da Nostro Signore; ed è il simbolo della promessa solenne che i Cavalieri Templari fanno per garantire aiuto e protezione contro le avversità della vita.

 

Non nobis Domine non nobis, sed Nomini Tuo da gloriam